Ecco, ancora un anno.
Praticamente, ventiquattro lunghi mesi di silenzio, ancora una volta con poche parole da spendere.
O forse traslate nel dominio del detto anziché dello scritto?
Io, anti-Facebook, in realtà sto diventando sempre più anti-virtuale. Ho ripreso le relazioni dirette, uso di nuovo il telefono, cerco le persone, le voglio vedere, guardare, sentire, toccare.
Ma questa è un’altra storia.
Oggi invece vi racconto l’ultima grande esperienza. Un altro “io c’ero”, forse l’ultimo. Spero non per me, vista l’età dei miei idoli.
C’ero a Torino, il 2 ottobre del 2007, giorno del 56° compleanno di Sting, per il concerdo del Reunion Tour dei Police.
C’ero domenica scorsa, 3 luglio 2011, un giorno qualunque ma in prossimità di oggi, anniversario della morte di Syd Barrett (7 luglio 2006), per la seconda tappa italiana del tour di Roger Waters – The Wall.
Quasi trentadue (sì, 32) anni di attesa da quel natale del 1979, in cui qualcuno (non mi ricordo chi) mi regalò il 45 giri di “Another brick in the wall (part II)”. Credo che il lato B fosse “One of my turns”, non ne sono sicuro.
Quel 45 giri andò perso, ma diede la stura ad una serie di ascolti alternativi, anche se pesantemente centrati sulla musica inglese e sui Pink Floyd, che torneranno prepotenti nelle mie sedute oniriche pochi anni dopo.

Quel ritorno, datato circa 1985, ha segnato praticamente tutta la mia adolescenza, tutto il mio periodo scolastico e tutto ciò che venne dopo.
Quasi un’ossessione, i Pink Floyd, quasi un manifesto The Wall.
Non sono riuscito in tempo a procurarmi i biglietti per i concerti di Aprile, ma ero pressoché certo che avrei cercato anche un bagarino pur di andare. E invece, a sorpresa, gli organizzatori del tour aggiungono due date a luglio. Poi le anticipano pure, ma questo è meno importante. E io, sdraiato sul divano con la gamba ingessata, a dicembre mi faccio questo regalo immenso, costringendo Lei a seguirmi su questa rotta. E due.
Perché già con i Police c’era stato qualche dubbio… ma io SO che certe esperienze vale la pena viverle e SO che non si dimenticano.
Io SO che con questa musica bisogna fare i conti, perché non è musica. È qualcosa di più, qualcosa che ti cattura e non ti lascia, che ti prende l’anima e te la strizza, che ti costringe a pensare e ti obbliga a sentire, a vivere un altro rapporto con te stesso e con la realtà che ti circonda.
Io SO perché ho vissuto.
Io SO perché c’ero. Ma non so se potrò esserci ancora. E questo mi distrugge.
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Ecco.
Qualche giorno fa, dopo tanto tempo, ho preso la metropolitana, linea B, per tornare a casa dopo un’afosa giornata di lavoro e altre amenità.
Ieri, in una serata in cui non avevamo le idee chiare su cosa fare, siamo andati con alcuni amici alla festa del PD, il "Democratic Party", alle Terme di Caracalla.
Rileggendo quello che ho scritto sui viaggiatori della domenica, mi è scappato di riflettere su un "piccolo" punto.
A volte ho la tendenza (o la tentazione?) ad essere un po’ cattivello.
Io so di avere spesso la testa fra le nuvole.